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	<title>Editoriale - 01magazine</title>
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	<description>Il magazine sulla trasformazione digitale</description>
	<lastBuildDate>Thu, 06 Apr 2023 12:04:30 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Editoriale - 01magazine</title>
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		<title>I soldi fanno la felicità?</title>
		<link>https://www.01magazine.it/i-soldi-fanno-la-felicita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gulino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Apr 2023 12:03:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph">Guidando verso l’ufficio, questa mattina come ogni mattina, mi piace ascoltare la radio e l’argomento dibattuto oggi era proprio il titolo di quest’editoriale.<strong> Da una prospettiva scientifica, molti studi dimostrano che l&#8217;aumento del reddito e della ricchezza può aumentare temporaneamente il benessere e la felicità, ma solo fino a un certo punto.</strong> Oltre una certa soglia, che varia a seconda della cultura, del contesto e di altri fattori, l&#8217;aumento del denaro non sembra avere un impatto significativo sulla felicità e potrebbe persino avere effetti negativi, come il materialismo e la preoccupazione per il denaro stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono molte altre cose nella vita che possono contribuire alla felicità, come le relazioni significative, la salute, la realizzazione personale e il senso di appartenenza. Pertanto, mentre il denaro può fornire una certa sicurezza e comodità, non dovrebbe essere considerato l&#8217;unico fattore determinante nella felicità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco, questo è ciò che ha risposto un’intelligenza artificiale che non ha emozioni, alla domanda: <strong>“vorrei sapere cosa ne pensi del fatto che i soldi non fanno la felicità”</strong> – incredibile! La questione se i soldi portino o meno felicità è un tema di dibattuto che coinvolge molte opinioni diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dal mio punto vista, che invece è quello di un essere umano che prova emozioni, penso che la felicità non sia uno stato d’animo che può esser legato ad un solo momento della vita ma ad un periodo di tempo.</strong> Marco Montemagno, in un suo reel, ha raccontato l’aneddoto in cui due personaggi dei fumetti dispongono ambedue di 100.000 euro sul conto corrente: uno è contentissimo e l’altro molto triste. Sai perché? Perché quello felice, fino a ieri non aveva un euro sul cc ed ha appena vinto una lotteria mentre quello triste, giusto ieri aveva 1.000.000 di euro che però sono andati in fumo a causa di un investimento sbagliato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il mio pensiero è che i soldi possono anche fare la felicità, come dimostrato da un recente studio su larga scala, ma nel frattempo che aspetti di raggiungere la ricchezza, vivi; perché vivere è il più grande obiettivo che ci si deve porre.</strong></p>



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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Ci sono molte altre cose nella vita che possono contribuire alla felicità, come le relazioni significative, la salute, la realizzazione personale e il senso di appartenenza.”</p>
</blockquote>
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		<title>Il mondo che conosciamo.</title>
		<link>https://www.01magazine.it/il-mondo-che-conosciamo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gulino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2022 11:34:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Grazie ad Internet e alla sua grande disponibilità di informazioni attraverso blog e social, oggigiorno pensiamo di conoscere sempre più le altre culture. Quello che vediamo normalmente, però, è solo ciò che gli altri vogliono mostrarci, non perché abbiano interesse a nasconderci parte della verità ma perché ci saranno sempre un sacco di cose date [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
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<p class="wp-block-paragraph">Grazie ad Internet e alla sua grande disponibilità di informazioni attraverso blog e social, oggigiorno pensiamo di conoscere sempre più le altre culture. Quello che vediamo normalmente, però, è solo ciò che gli altri vogliono mostrarci, non perché abbiano interesse a nasconderci parte della verità ma perché ci saranno sempre un sacco di cose date normalmente per scontato e che non conosceremo mai se non confrontandoci direttamente (in presenza) con le altre culture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In procinto della mia partenza per Chicago, la scorsa settimana ho avuto modo di partecipare ad un interessante workshop sulle abitudini di business degli americani. Al di là delle differenze negli stili comunicativi, come il gesticolare di noi italiani o l’abitudine a interrompere (appena possibile) gli altri durante i dialoghi, ci sono cose che vengono interpretate come seri atti di mancanza di rispetto, uno su tutti è sintetizzato con la frase: “meetings happen on time”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La trasformazione digitale delle nostre aziende sta cambiando via via le abitudini professionali e alle riunioni, specialmente quelle online, è davvero difficile arrivare in ritardo, anche perché la scusa “c’era traffico” non è più spendibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per conoscere davvero qualcuno occorrono ancora delle risposte che la tecnologia attuale, seppur avanzata, non ci offre, ma sono convinto che tra qualche tempo sentiremo gli odori e smetteremo di chiedere alle persone “da dove vieni”, perché saremo tutti umani. O forse no, visti i progressi di Tesla?</p>



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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">… ci sono cose che vengono interpretate come seri atti di mancanza di rispetto, uno su tutti è sintetizzato con la frase: “meetings happen on time”</p>
</blockquote>
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		<title>Lingue veloci.</title>
		<link>https://www.01magazine.it/lingue-veloci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gulino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jul 2022 11:59:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutto accelera e, come lo sguardo di un bambino attraverso il finestrino di un’auto in corsa, l’immagine del mondo intorno a noi diventa sempre più sfocata – questa è l’immagine che ho del mondo intorno a noi. Un mondo dai contorni sempre meno definiti, che predilige la velocità alla qualità. È già successo al mondo [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Tutto accelera e, come lo sguardo di un bambino attraverso il finestrino di un’auto in corsa, l’immagine del mondo intorno a noi diventa sempre più sfocata – questa è l’immagine che ho del mondo intorno a noi. Un mondo dai contorni sempre meno definiti, che predilige la velocità alla qualità. È già successo al mondo della fotografia, con le immagini a bassa risoluzione degli smartphone ma disponibili velocemente e ovunque che sostituiscono le grandi macchine dei fotografi e alla musica che ha lasciato gli impianti ad alta fedeltà di casa, per essere riprodotta ovunque da piccole casse bluetooth.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È accaduto alla moda con la fast fashion che impazza e passa rapidamente dalle passerelle influenzando le tendenze: consentendo ai consumatori di acquistare velocemente capi a basso prezzo che magari neanche mai indosserà. Adesso è il turno di velocizzare la comunicazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">YouTube ci consente di scegliere a quale velocità riprodurre i video, riuscendo persino a dimezzare i tempi pensati dai loro creators. Instagram, sulla scia del successo dei video brevi di Tik Tok, ha introdotto i Reel, video con durata di 15 secondi. Anche WhatsApp ci consente di riprodurre le note audio degli amici al doppio della velocità. Perché acceleriamo tutto? La moda, la fotografia, la comunicazione sui social? Perché siamo affamati di condividere subito una storia piuttosto che raccontarla a distanza di qualche giorno.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>Voglio sperare che la prossima trasformazione, come accaduto nel cibo e nei viaggi, passi dal fast food allo slow food e domani possa esserci la “slow communication”</strong></p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Non siamo disposti ad ascoltare o leggere lunghi racconti. Lo stesso impulso che ci spinge ad acquistare e non indossare. Il format della comunicazione flash, per quanto efficace quando si tratta di pubblicità, sottrae spazio al dialogo: devi farti un’idea e devi farla velocemente stabilendo se fai parte dei guelfi o dei ghibellini. Anche io, ogni mattina, ho l’impressione di essere in ritardo, su tutto. Leggo ovunque di casi di successo di ragazzi che a vent’anni hanno tirato su startup milionarie e penso: io alla loro età pensavo al modello di tenda da utilizzare e oggi, a 45 anni, ho la sensazione di aver sprecato quattro lustri. Voglio sperare che la prossima trasformazione, come accaduto nel cibo e nei viaggi, passi dal Fast food allo slow food e domani possa esserci la “slow communication”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Meglio chiudere qui l’editoriale di questo numero, altrimenti nessuno lo leggerà… Un sorriso.</p>



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		<title>La guerra delle persone.</title>
		<link>https://www.01magazine.it/la-guerra-delle-persone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gulino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2022 11:02:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Carestie, epidemie e guerre – Harari nel suo libro scrive che per generazioni e generazioni l’uomo ha inventato innumerevoli strumenti, istituzioni e sistemi sociali per scongiurare il loro ripresentarsi: ma nel 2022 si può affermare che c’è riuscito o no? Purtroppo ancora oggi la risposta varia a seconda del luogo in cui nasci. Continuano a [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Carestie, epidemie e guerre – Harari nel suo libro scrive che per generazioni e generazioni l’uomo ha inventato innumerevoli strumenti, istituzioni e sistemi sociali per scongiurare il loro ripresentarsi: ma nel 2022 si può affermare che c’è riuscito o no? Purtroppo ancora oggi la risposta varia a seconda del luogo in cui nasci. Continuano a morire persone a causa della violenza e delle epidemie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è bastato, infatti, lo tsunami virale del Covid a ricordarci quanto l’uomo possa essere impotente rispetto ad un organismo semplice come un virus, che lo spettro della guerra in Ucraina si è “avvicinato” alle nostre case. Io sono nato e cresciuto in Italia e ho sempre pensato alla guerra come un evento inconcepibile e appartenente solo alla storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli armamenti nucleari in possesso dai vari paesi hanno trasformato il concetto di guerra. Se mai venissero usati sarebbe come una sorta di suicidio collettivo e gli scenari post bellici hanno alimentato centinaia di sceneggiature cinematografiche; consapevole di ciò, ho sempre preferito credere che le diplomazie potessero trovare soluzioni alternative: qualcosa però è andato storto in Ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La trasformazione digitale ha lambito anche la guerra. Negli ultimi dieci anni sono nate nuove armi, più pericolose e forse più subdole delle armi nucleari. Armi che hanno il potere di cambiare la percezione della guerra, virus in grado di insediarsi nella nostra testa e riprodursi velocemente: il virus delle idee, trasportato dalle notizie. Piango lo stesso però. Piango ogni volta che vedo il tg o sfoglio i post sui social attraverso cui la guerra viene raccontata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diventa sempre più difficile distinguere la realtà dallo spettacolo e sembra quasi che l’una si adatti all’altro come fosse un liquido che scorre dentro un contenitore. Purtroppo, dopo che le due cose si fondono e ci confondono, restano i tanti morti, le città devastate ed un’economia globale da ricostruire.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>…Il rispetto e l’amore per gli altri invece, quelli dipendono da tutti noi e dai nostri piccoli gesti.</strong></p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Una nostra collega in Italia riceveva lezioni di inglese online da una ragazza nigeriana, temporaneamente in Ucraina per motivi di studio. Mentre la nostra collega ogni giorno, vedendo le immagini ed i racconti della guerra dal tg le chiedeva aggiornamenti, la ragazza nigeriana in Ucraina la confortava dicendo che da lei era tutto tranquillo e sosteneva quasi che la guerra fosse per lo più mediatica ed ai confini dello stato. Solo il giorno seguente è scappata a piedi verso la Polonia: la città nella quale viveva e la sua casa sono state bombardate. L’informazione viaggia veloce, abbiamo strumenti incredibili ma senza l’esperienza, il senso critico e lo spirito di riflessione non faranno mai la differenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cultura, quella che si inizia a costruire a scuola, ha e continuerà ad avere un ruolo fondamentale per la costruzione di una persona consapevole. Il rispetto e l’amore per gli altri invece, quelli dipendono da tutti noi e dai nostri piccoli gesti. Indignarsi di fronte la guerra è giusto, ma piuttosto che scrivere un post pieno di odio sui social, il mondo cambia più velocemente tendendo la mano ai rifugiati e non facendo mai distinzione sul colore della pelle.</p>



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		<title>Tutto virtuale, ma il tempo?</title>
		<link>https://www.01magazine.it/tutto-virtuale-ma-il-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gulino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jan 2022 08:46:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prima vai a scuola e poi vai a lavorare. È ciò che ripeto sempre ad Andrea, mio figlio. Ma oggi mi chiedo, è ancora giusto? È ancora valido il suggerimento? Tra vent’anni funzionerà ancora così? Quello che percepisco è che la tipologia dei lavori disponibili cambia così velocemente che magari nel futuro le competenze acquisite [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
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<p class="wp-block-paragraph">Prima vai a scuola e poi vai a lavorare. È ciò che ripeto sempre ad Andrea, mio figlio. Ma oggi mi chiedo, è ancora giusto? È ancora valido il suggerimento? Tra vent’anni funzionerà ancora così?<strong> Quello che percepisco è che la tipologia dei lavori disponibili cambia così velocemente che magari nel futuro le competenze acquisite potrebbero diventare obsolete ancor prima che il “ciclo scuola” finisca. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Magari lavoreremo tutti nel Metaverso e lasceremo gran parte dei lavori manuali ai robot. Eh sì, il 2022 sembra proprio l’anno del Metaverso, questo universo parallelo fatto di mondi virtuali all’interno dei quali si possono &#8220;vivere” esperienze. Esperienze dalle quali si originano grandi opportunità di generare profitti, spendibili tanto nel Metaverso quanto nel mondo reale in cui abitiamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Metaverso, insomma, sta facendo accelerare il battito cardiaco agli imprenditori di tutto il mondo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma chi tiene il timone del progresso? Le nuove tecnologie diffonderanno felicità e comodità? Io credo di sì, lo so, sono un ottimista, ma credetemi mi rendo perfettamente conto che l’altro lato della medaglia saranno povertà e ineguaglianza. Saranno termini sempre più in voga nel futuro prossimo perché le opportunità citate prima sono dedicate solo ai pochi fortunati che potranno accedere al Metaverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come scrive Umberto Galimberti, <strong><em>“Sembra quasi che la nostra capacità di fare sia enormemente superiore alla capacità di prevedere”, </em>e quindi? Lasciamo che la natura segua il suo corso o peggio che la tecnica uccida la natura? Anche se questo causerà sofferenze umane?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è una cosa dalla quale non possiamo ancora sfuggire, pur decidendo di vivere esclusivamente nel fantastico mondo del Metaverso: quella cosa è il tempo. Ed il tempo possiamo sempre decidere di spenderlo nell’aiutare gli uomini,</p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>perché quale che sia l’universo nel quale vivremo, c’è ancora tempo prima che l’uomo si trasformi in un algoritmo.</p></blockquote>
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		<item>
		<title>Trasformazione o cambiamento?</title>
		<link>https://www.01magazine.it/trasformazione-o-cambiamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gulino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Oct 2021 15:49:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La trasformazione digitale è un’opportunità che dovrebbe esser vissuta dalle aziende pensando sempre all’uomo che vi sta dietro Mi capita, sempre più spesso, di parlare di trasformazione digitale con amministratori di grandi aziende che dopo qualche battuta iniziano a citare parole come blockchain, machine learning, cloud, IoT. Tutti pensano che trasformazione digitale significhi svecchiare l’impresa [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>La trasformazione digitale è un’opportunità che dovrebbe esser vissuta dalle aziende pensando sempre all’uomo che vi sta dietro</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Mi capita, sempre più spesso, di parlare di trasformazione digitale con amministratori di grandi aziende che dopo qualche battuta iniziano a citare parole come blockchain, machine learning, cloud, IoT. Tutti pensano che trasformazione digitale significhi svecchiare l’impresa investendo nell’acquisto di nuovi strumenti per automatizzare o velocizzare il processo produttivo. In questa visione, però, manca un elemento fondamentale: l’uomo. La trasformazione digitale parte proprio dall’uomo e dalle nuove abitudini di consumo acquisite grazie, ad esempio, alla diffusione degli smartphone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non pensare all’uomo, mettendolo al centro del proprio business, potrebbe travolgervi in maniera drammatica nei prossimi anni. Basti pensare, ad esempio, ad una multinazionale come Blockbuster: sarà che la ricordo con molto affetto ma negli anni ‘90, per i miei amici, poter lavorare da Blockbuster era come lavorare in una società statale. Nel giro di pochi anni poi è scomparsa, perché? Non si è trasformata e non ha ripensato al proprio modello di business, alla luce dei cambiamenti riguardo la visione dei film da parte del consumatore, l’uomo. La trasformazione digitale è un processo che abbraccia aziende di qualsiasi dimensione e soprattutto nelle piazze più disparate.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Bisogna partire dall’uomo e offrirgli un’esperienza d’acquisto allineata alle sue nuove aspettative dettate proprio dall’utilizzo delle tecnologie. Nel caso di un artigiano delle scarpe, ad esempio, la trasformazione digitale della sua impresa non significa a tutti i costi dotarsi di macchinari e strumenti per automatizzare la produzione, ma potrebbe interessare solo una parte del processo di acquisto: un cliente potrebbe configurare una scarpa scegliendo pellami e personalizzazioni attraverso un sito web in grado di mostrare in anteprima il prodotto in 3d e, una volta finalizzato l’ordine, potrebbe passare attraverso le sapienti mani dell’artigiano che pezzetto dopo pezzetto ne realizzerà un pezzo unico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel dettaglio, potreste magari proporre la scansione 3d del piede ad un cliente a New York, inviare il file alla stampante 3d in Inghilterra dove, intorno alla forma resinata, un sapiente artigiano selezionerà le pelli e costruirà a mano una scarpa seguendo la tradizione. Il giorno dopo un corriere potrebbe bussare alla porta del cliente e consegnarli le sue scarpe artigianali realizzate su misura dall’altro capo del mondo. La trasformazione digitale è un’opportunità che dovrebbe esser vissuta dalle aziende pensando sempre all’uomo che vi sta dietro e non facendosi mai trasportare dalle tecnologie. Questo l’ho imparato da *Raffaele.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>*Raffaele Belli, Digital Transformation Expert</em></p>
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		<item>
		<title>L&#8217;uomo, al centro.</title>
		<link>https://www.01magazine.it/luomo-al-centro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gulino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jul 2021 09:02:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.01magazine.it/?p=1679</guid>

					<description><![CDATA[<p>Potremmo iniziare a parlare di nuovo di persone piuttosto che di risorse umane e potremmo dedicarci all’ambiente Con l’avvento delle nuove tecnologie, il mondo del lavoro ma più in generale il sistema economico daranno sempre meno importanza all’uomo. Sembra ormai chiaro che i futuri sviluppi tecnologici renderanno via via gran parte degli uomini sempre più [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Potremmo iniziare a parlare di nuovo di persone piuttosto che di risorse umane e potremmo dedicarci all’ambiente</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Con l’avvento delle nuove tecnologie, il mondo del lavoro ma più in generale il sistema economico daranno sempre meno importanza all’uomo. Sembra ormai chiaro che i futuri sviluppi tecnologici renderanno via via gran parte degli uomini sempre più economicamente inutili. Oggigiorno il capitale intellettuale riveste ancora particolare importanza in molte aziende ma quando, tra non molto, gli algoritmi di intelligenza artificiale riusciranno ad operare le stesse scelte dell’uomo in una frazione di secondo, ci si renderà conto che lo stesso non potrà competere con gli algoritmi ed il sistema economico sarà di fatto guidato dalle macchine. In che direzione andrà quindi il sistema economico? Lo decideranno gli algoritmi che individuano pattern o l’uomo che li ha addestrati? Francamente non lo so. Lo scrittore israeliano Yuval Noah Harari, nel suo libro Homo Deus, scrive: “Stiamo per essere sommersi da un diluvio di strumenti e nuove tecnologie estremamente utili ma che metteranno in crisi il libero arbitrio dell’essere umano”. </p>



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<p class="wp-block-paragraph">Cosa fare quindi? Penso che dovremo sin da ora sfruttare l’opportunità della trasformazione digitale per cambiare le aziende in modo che siano il più possibile economicamente inclusive per l’uomo. Chi opera nelle tech company sa di far parte di un’élite di uomini che in questo specifico momento, con la propria creatività, sta trasformando le aziende ed ha oggi il dovere morale di provare a rimettere l’uomo al centro del business. Potremmo iniziare a parlare di nuovo di persone piuttosto che di risorse umane e potremmo dedicarci all’ambiente, facendo sì che ognuna delle soluzioni proposte che rappresenti un saving per le aziende rimanga in primis sostenibile per il pianeta. Riportando l’uomo al centro del business, l’opportunità data dalla trasformazione digitale potrà piano piano arginare il problema della disoccupazione evitando che si trasformi in futuro nel più grave problema di inoccupabilità.</p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Utilizziamo la tecnologia per rendere il pianeta un posto migliore in cui vivere, sorridendo.</p></blockquote>



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<p class="wp-block-paragraph"><em>Be happy, be digital!</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>#01magazine</em></p>
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		<title>Filterless. Rimuovi i filtri della tradizione.</title>
		<link>https://www.01magazine.it/filterless-rimuovi-i-filtri-della-tradizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gulino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Apr 2021 07:24:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://3styler.net/themes/anymag/main/?p=171</guid>

					<description><![CDATA[<p>Driverless, Paperless, Serverless: tutto less. Il futuro è minimale e la chiave del successo è legata a ciò che dobbiamo togliere e non a ciò che possiamo aggiungere. Come i pittori nel Novecento, che si sono resi conto di aver raggiunto la perfezione nelle loro opere ed è iniziata la trasformazione surrealistica, nel 2021 chi [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Driverless</em>, <em>Paperless</em>, <em>Serverless</em>: tutto <em>less</em>. Il futuro è minimale e la chiave del successo è legata a ciò che dobbiamo togliere e non a ciò che possiamo aggiungere. Come i pittori nel Novecento, che si sono resi conto di aver raggiunto la perfezione nelle loro opere ed è iniziata la trasformazione surrealistica, nel 2021 chi dipinge le tele della tecnologia si rende conto che per comprendere bisogna rimuovere, rimuovere i filtri delle nostre menti.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Un <strong><span style="color:#ffb136" class="has-inline-color">magazine sulla trasformazione digitale</span></strong> distribuito anche in formato cartaceo nel 2021? Cioè un progetto editoriale nel 2021. Pensi davvero che sia ancora attuale? Ma chi vuoi che lo legga? Tu.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tu, che come me sei al centro della trasformazione digitale, trasformazione che sta avvenendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tu, che come me non riesci a rendertene conto perché continui a pensare che il futuro sarà domani ma poi, un giorno qualunque, semplici domande ti fanno riflettere ed ecco che senti l’esigenza di scrivere e condividere con gli altri lo spettacolo che stai iniziando ad osservare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Buongiorno e benvenuti da noi in azienda, accomodatevi. Voi di dove siete?”.&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Riuscire a rispondere a domande come questa risulta sempre più difficile negli ultimi anni.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rifletto e penso che non mi stanno chiedendo dove sono nato, forse vorrebbero sapere solo qual è la sede principale dell’azienda in cui lavoro o forse la sede legale?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ah, mi sta chiedendo di dove sono le persone che ci lavorano ma… “<em>Sono in smart working, ognuno in casa propria</em>” – e allora che senso ha ancora porre la domanda <em>“Voi di dove siete?”</em>.</p>
</div>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Il <strong>futuro è minimale</strong> e la chiave del successo è legata a ciò che dobbiamo togliere e non a ciò che possiamo aggiungere</p></blockquote>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Il mondo del lavoro si sta trasformando ma le nostre menti, no. Siamo legati a concetti che ci hanno accompagnato durante la nostra crescita, le persone si recano a lavoro ogni giorno e alcune nozioni – come la sede di lavoro – costituiscono un <strong><span style="color:#ffb136" class="has-inline-color">filtro importante per le nostre menti</span></strong>, un filtro mediante il quale la realtà appare sempre come ce la ricordiamo, e mai come la realtà si è trasformata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una volta lessi un libro in cui si raccontava che, nei primi del Novecento, le persone per riferirsi alle automobili le definivano <em>carrozze senza cavalli</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è cambiato nulla. Nelle nostre menti non è avvenuta la trasformazione e, oggi come allora, parliamo delle <em>automobili senza conducente. </em>Ma per descrivere cosa? Come si chiameranno le automobili senza conducente? Per noi, che siamo cresciuti guidandole, i filtri dell’esperienza nelle nostre menti ce le faranno chiamare sempre <em>auto senza conducente</em> o <em>driverless</em>.</p>
</div>
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<hr class="wp-block-separator has-text-color has-background is-style-wide" style="background-color:#ffb136;color:#ffb136"/>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong><span style="color:#ffb136" class="has-inline-color">progetto di questo magazine</span></strong> è aiutare a rimuovere i filtri delle tradizioni, fornendo al lettore un punto di vista differente per aiutarlo a cambiare la percezione della realtà, per fargli apprezzare e vivere a pieno la trasformazione digitale che stiamo vivendo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Be happy, be digital!</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>#01magazine</em></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>
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