<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Economia - 01magazine</title>
	<atom:link href="https://www.01magazine.it/category/economia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.01magazine.it/category/economia/</link>
	<description>Il magazine sulla trasformazione digitale</description>
	<lastBuildDate>Tue, 24 May 2022 08:36:27 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1</generator>

<image>
	<url>https://www.01magazine.it/wp-content/uploads/2021/03/cropped-01magazine-logo-02-32x32.png</url>
	<title>Economia - 01magazine</title>
	<link>https://www.01magazine.it/category/economia/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Internazionalizzazione, evoluzione?</title>
		<link>https://www.01magazine.it/internazionalizzazione-evoluzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Danila Cossu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2022 08:20:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.01magazine.it/?p=2109</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con il termine Internazionalizzazione si identifica, nel mondo del marketing, il processo di adattamento di un’impresa, di un prodotto, di un marchio quando, pensati per un determinato mercato, vengano rivolti ad altri mercati o ambienti al di fuori del proprio territorio nazionale. Nell’idea comune di commercio invece, per il medesimo concetto, si intende, più spesso, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.01magazine.it/internazionalizzazione-evoluzione/" data-wpel-link="internal">Internazionalizzazione, evoluzione?</a> proviene da <a href="https://www.01magazine.it" data-wpel-link="internal">01magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Con il termine Internazionalizzazione si identifica, nel mondo del marketing, il processo di adattamento di un’impresa, di un prodotto, di un marchio quando, pensati per un determinato mercato, vengano rivolti ad altri mercati o ambienti al di fuori del proprio territorio nazionale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’idea comune di commercio invece, per il medesimo concetto, si intende, più spesso, l’avere rapporti con imprese, consumatori e istituzioni operanti sui mercati esteri. In ogni caso, se nel passato, internazionalizzarsi significava, più che altro, andare oltre i confini del proprio territorio nazionale per vendere merci in luoghi ove le stesse erano ritenute più pregiate e ove indisponibilità e qualità del prodotto costituivano i pochi parametri su cui si basava il processo di internazionalizzazione, oggi, con il processo di globalizzazione attualmente in atto, poiché i gusti e le esigenze dei consumatori, a livello generale, sono diventati più omogenei, e la produzione si è prontamente adeguata, ogni azienda è in grado di vendere i propri beni o servizi a livello mondiale, senza applicare sostanziali differenze e senza effettuare alcuna particolare modifica o cambiamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, si può dire che nell’attuale mondo economico, attraverso diversi canali, sia più semplice aver accesso ad informazioni sulle caratteristiche, sugli indici di gradimento e sul prezzo medio di quasi tutto ciò che è presente sul mercato, consentendo, di fatto, al consumatore od utilizzatore, una più semplice selezione di ciò che necessita, così come agli operatori economici, una più facile uniformità di produzione alle esigenze del mercato che si vuole affrontare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma, allora, un produttore nazionale che vuole rendere internazionale il suo prodotto o servizio, cosa deve fare? Ovvero, quali sono i fattori sui quali puntare per rendere possibile l’internazionalizzazione del suo bene?</strong><br>Oggi, un&#8217;accurata analisi, evidenzia che possono essere veramente tanti e completamente diversi fra loro, gli aspetti che consentono rendere internazionale tale processo. Si passa dai semplici dati su prezzo e tempi di consegna, a criteri più dettagliati su valori aleatori come moda e abitudini, senza trascurare l’effetto di eventuali campagne di marketing o l’azione degli “influencer”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pertanto, quali sono le strade consigliabili da seguire per un corretto processo di Internazionalizzazione?</strong><br>Occorre prima di tutto elaborare un progetto dove indicare gli obiettivi che si vogliono raggiungere, le strategie che si vogliono intraprendere, le aspettative che si vogliono ottenere, tenendo conto dei possibili freni delle problematiche che si pensa di incontrare, e cercando di non trascurare, almeno in linea di massima, i costi che si possono sostenere e, specialmente, i tempi di realizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Uno dei principali aspetti da sviluppare è, in ogni caso, come prima analisi, la fondamentale ricerca del canale di vendita a cui dare la preferenza.</strong><br>Spesso, nello studiare strategie di mercato, ci si trova in presenza di acronimi come B2B (Business to Business) e B2C (Business to Customer). Essi, normalmente, costituiscono le prime due forme di commercializzazione che un’azienda sceglie. Nel primo caso (B2B), il produttore (Business) per vendere i propri prodotti si affida ad altre aziende (Business), che faranno da intermediari tra cliente e produttore. E’ il caso dell’acquisto di una autovettura che, generalmente, non avviene con un contatto diretto con la fabbrica (casa produttrice), ma attraverso altre aziende che commercializzano il prodotto (concessionari).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel secondo caso (B2C), il produttore (Business) vende direttamente al cliente (Customer). E’ il classico caso di acquisto direttamente dal produttore, come l’acquisto di bottiglie di vino direttamente dalla cantina che le produce. Molti produttori oggi, al fine di ampliare le possibilità di vendita, utilizzano entrambi i canali, come nel caso degli operatori di telefonia fissa e mobile, che consentono la vendita dei loro prodotti sia tramite Agenzia od Operatore telefonico (che esplicano la loro funzione come intermediari), o direttamente on-line, con la vendita diretta tra l’erogatore del servizio e l’utilizzatore finale dello stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, in seconda analisi, in funzione della scelta dei canali di commercializzazione, si possono selezionare diverse strategie, per esempio: <br>• attuare la vendita diretta o indiretta, <br>• partecipare a fiere internazionali di settore, <br>• esporre direttamente nel paese dove si vuole esportare il proprio prodotto; <br>• esprimere campagne di marketing a livello mondiale o locale sui social, <br>• effettuare ricerche di possibili partner o clienti tramite software; <br>• affidarsi ad agenzie specializzate nella ricerca di partner che commercializzino i propri prodotti, <br>• utilizzare i propri area business o veri e propri resident manager.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sostanzialmente, si può concludere che, al giorno d’oggi, se è pur vero che sia più difficile di ieri, internazionalizzarsi con profitto, perché, spesso, i mercati sono saturi di prodotti provenienti da vari canali, è anche vero che sono tanti gli strumenti a disposizione delle aziende che vogliono intraprendere questa strada; basta rendere il processo più strutturato e, soprattutto, più adattabile: ciò consentirà una maggiore possibilità di riuscita e successo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ecco, appunto come non accontentarsi di partecipare solamente; ma, calcisticamente, fare GOAL!</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>… Occorre prima di tutto elaborare un progetto dove indicare gli obiettivi che si vogliono raggiungere…</p></blockquote>
<p>L'articolo <a href="https://www.01magazine.it/internazionalizzazione-evoluzione/" data-wpel-link="internal">Internazionalizzazione, evoluzione?</a> proviene da <a href="https://www.01magazine.it" data-wpel-link="internal">01magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Transizione ed evoluzione 5.0 della gestione aziendale.</title>
		<link>https://www.01magazine.it/transizione-ed-evoluzione-5-0-della-gestione-aziendale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bellucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Oct 2021 10:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.01magazine.it/?p=1854</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come la norma sulla crisi d’impresa e i contributi per la formazione e l’innovazione tecnologica ci porteranno all’Industry 5.0 Il complesso scenario politico, economico e sociale attuale è stato causato da un cigno nero, il Coronavirus, che ha fatto sì che due termini siano ricorrenti parlando di gestione aziendale: transizione ed evoluzione. Il primo è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.01magazine.it/transizione-ed-evoluzione-5-0-della-gestione-aziendale/" data-wpel-link="internal">Transizione ed evoluzione 5.0 della gestione aziendale.</a> proviene da <a href="https://www.01magazine.it" data-wpel-link="internal">01magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Come la norma sulla crisi d’impresa e i contributi per la formazione e l’innovazione tecnologica ci porteranno all’Industry 5.0</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il complesso scenario politico, economico e sociale attuale è stato causato da un cigno nero, il Coronavirus, che ha fatto sì che due termini siano ricorrenti parlando di gestione aziendale: transizione ed evoluzione. Il primo è soprattutto associato alla digitalizzazione e alla green economy. Per favorire la transizione digitale e green sono stati messi a disposizione ingenti risorse economiche attraverso il PNRR, ma va approfondito l’aspetto di evoluzione, in quanto da molti imprenditori non è stato ancora assimilato che per disciplinare la crisi di impresa è intervenuta una norma, il D.Lgs. n. 14/2019.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per evitare che un Amministratore possa essere ritenuto responsabile del fallimento dell’impresa occorre facilitare l’Early Warning e misurare il Going Concern. Non ci si potrà più permettere di conoscere il risultato di esercizio un anno dopo averlo compilato: il sistema dovrà mettere in risalto un problema prima che sia troppo tardi. <strong>Cosa occorre fare per essere un complesso economico e funzionante destinato a produrre reddito per un prevedibile arco temporale futuro?</strong> Occorre investire in innovazione e formazione continua, misurando il clima aziendale. Anche le PMI innovative dovranno rispettare il requisito “by definition”, e non saranno ritenute tali solo perché in grado di avere i requisiti per iscriversi allo speciale elenco delle Camere di Commercio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo perché l’azienda innovativa, che punta sulle competenze dei propri dipendenti e mantiene un ambiente di lavoro sano e positivo &#8211; in cui il dipendente è in grado di mettere a frutto le proprie idee e le proprie competenze portando consigli e suggerimenti per il miglioramento &#8211; è un’azienda che si evolve, e quindi più difficilmente potrà trovarsi in condizione di crisi. Ma innovare, acquisire nuove tecnologie e formare i dipendenti ha un costo: ci saranno strumenti finanziari disponibili per le imprese?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo intervistato il dott. <strong>Andrea Bellucci</strong>, esperto di finanza agevolata di impresa e di Innovation Management, Presidente della Stargate Consulting e socio fondatore del Centro di Competenza Artes 4.0. “È fondamentale che gli imprenditori conoscano in anticipo quali saranno i trend dei contributi a fondo perduto per supportare i propri progetti di investimento. Tra le linee di finanziamento identificate nel PNRR vi sono contributi per la digitalizzazione, per l’economia circolare e l’internazionalizzazione delle imprese. Esistono anche opportunità a livello regionale, nazionale ed Europeo. Esse potranno essere cumulabili con una linea di intervento che, citando il testo, “prevede contributi per sostenere gli investimenti in macchinari, impianti e attrezzature per produzioni di avanguardia tecnologica.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Piano Transizione 4.0 prevede un credito di imposta fino al 50% per l’acquisizione di nuovi macchinari Industria 4.0, quindi le aziende potrebbero agevolare i propri investimenti finanziati fino al 90% a fondo perduto. Ci sono poi un credito di imposta fino al 20% per i beni immateriali Industria 4.0, fino al 20% per attività di Ricerca e Sviluppo e fino al 50% per la Formazione 4.0. È importante affidarsi a tecnici esperti che predispongano un dossier completo delle attività”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlando quindi dell’evoluzione delle competenze del leader del futuro, aggiunge: “deve comprendere i grandi temi in atto e le forze che influenzano il cambiamento. Deve avere competenze ibride umanistiche, tecnologiche e finanziarie per trasformare i segnali in insights e strategie vincenti. Deve riuscire ad attirare, coinvolgere e motivare i migliori talenti. Deve ispirare e fornire l’esempio”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In merito ai contributi per la formazione: “Saranno disposte ingenti risorse per le politiche attive del lavoro. Si dovrà puntare sulla formazione dei dipendenti, sulla riqualificazione del lavoratore attraverso l’acquisizione di nuove competenze. Proprio per questo è stato istituito il Fondo Nuove Competenze, che consente a qualsiasi impresa di recuperare il 100% del costo dei dipendenti che vengono messi in formazione al fine di acquisire le nuove competenze che sono ritenute necessarie dall’azienda. Il Fondo avrà una dotazione davvero importante ed è previsto che riapra nei primi mesi del 2022. Ancora molte aziende non sanno che possono finanziare la formazione dei propri dipendenti iscrivendosi ad un Fondo Interprofessionale. Alcuni di questi daranno contributi a fondo perduto fino a 50.000 euro per progetti di formazione in ambito di innovazione, digitalizzazione e transizione green”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo modo si parla di proiettare congiuntamente il sistema economico verso un nuovo paradigma 5.0, che vedrà una manifattura sempre più umano-centrica, sostenibile e resiliente. I leader del futuro devono quindi conoscere ed interpretare il trend delle sei tecnologie abilitanti dell’industria 5.0: </p>



<p class="wp-block-paragraph">• Interazione uomo-macchina personalizzata<br>• Tecnologie ispirate alla natura e materiali intelligenti<br>• Gemelli digitali e simulazione<br>• Tecnologie per la trasmissione, l’immagazzinamento e l’analisi dei dati<br>• Intelligenza artificiale<br>• Tecnologie per l’efficienza energetica, le energie rinnovabili, lo stoccaggio dell’energia e l’autonomia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il prossimo passo metterà in primo piano la ricerca e l’innovazione come motori per una transizione verso un’industria Europea sostenibile, incentrata sull’uomo e resiliente. In pratica, mentre viviamo una accelerazione tecnologica dentro una transizione digitale e ecologica, dovremo ricordarci di restare umani. Dovremo interagire e dialogare non solo tra di noi, ma anche con i robot, ricordandoci di essere umani. Dovremo imparare a riconoscere e rispettare il “pluralismo” e la solidarietà tra noi come valore principale dell’essere umani. Dovremo ricordarci dei figli che ci portiamo sulle spalle e del futuro che dobbiamo garantirgli affinché credano ancora nell’essere umani. Mai come adesso dobbiamo ricordarci di essere umani, altrimenti altri cigni neri, come virus o altre tecnologie ci spazzeranno via…</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.01magazine.it/transizione-ed-evoluzione-5-0-della-gestione-aziendale/" data-wpel-link="internal">Transizione ed evoluzione 5.0 della gestione aziendale.</a> proviene da <a href="https://www.01magazine.it" data-wpel-link="internal">01magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Industria, Università e competenze: una rivoluzione umanocentrica 5.0!</title>
		<link>https://www.01magazine.it/industria-universita-e-competenze-una-rivoluzione-umanocentrica-5-0/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Melita Nicotra]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2021 08:18:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.01magazine.it/?p=1723</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Taluni ritengono che entro dieci o venti anni al massimo miliardi di individui saranno funzionalmente superflui” Harari nel suo volume “21 lezioni per il XXI secolo” introduce così la sua provocazione sul futuro del lavoro, apprestandosi ad affrontare un tema che lui titola “dallo sfruttamento all’irrilevanza”. Il timore è chiaro, è quello che nuove tecnologie [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.01magazine.it/industria-universita-e-competenze-una-rivoluzione-umanocentrica-5-0/" data-wpel-link="internal">Industria, Università e competenze: una rivoluzione umanocentrica 5.0!</a> proviene da <a href="https://www.01magazine.it" data-wpel-link="internal">01magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>“Taluni ritengono che entro dieci o venti anni al massimo miliardi di individui saranno funzionalmente superflui”</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Harari nel suo volume “21 lezioni per il XXI secolo” introduce così la sua provocazione sul futuro del lavoro, apprestandosi ad affrontare un tema che lui titola “dallo sfruttamento all’irrilevanza”. Il timore è chiaro, è quello che nuove tecnologie digitali, l’IA in primo luogo, protagonista dell’industria 4.0, soppiantino le mansioni degli esseri umani, perfino quelle che richiedono l’intuizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A tranquillizzarci rispetto agli scenari più bui interviene di recente la Commissione Europea che prevede e si prepara per la futura rivoluzione dell’industria 5.0 in grado di riportare l’uomo al centro dei processi industriali e ridefinire le sue attività in un contesto di integrazione uomorobot. L’idea è quella di prediligere l’adozione di soluzioni che contemplino collaborazioni immersive e simbiotiche tra lavoratori umani e robot soprattutto in quei business in cui le attività e i processi attuali sono percepiti quali troppo complessi per essere automatizzati. I vantaggi includono riduzione dei costi, maggiore sicurezza, migliori condizioni di lavoro e maggiore redditività grazie a una migliore adattabilità, flessibilità e integrazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto, i processi di upskilling e reskilling dei lavoratori acquisiscono un ruolo cardine. L’esigenza di competenze, è naturale, si evolve alla stessa velocità delle tecnologie. Il World Manufacturing Forum 2020 ha identificato le 10 competenze rilevanti nelle aziende future. Di queste, quattro fanno riferimento a competenze digitali, le rimanenti 6 sono di tipo trasversale, legate al pensiero creativo, imprenditoriale, flessibile e aperto. Con una maggiore automazione, alcune abilità diventano invece inevitabilmente obsolete e difficili da sviluppare ulteriormente; bisogna pertanto facilitare un riadattamento nelle qualifiche di alcuni lavoratori.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.01magazine.it/wp-content/uploads/2021/07/LAVORI-EMERGENTI-E-RILEVANTI.png" alt="" class="wp-image-1730" width="406" height="294" srcset="https://www.01magazine.it/wp-content/uploads/2021/07/LAVORI-EMERGENTI-E-RILEVANTI.png 995w, https://www.01magazine.it/wp-content/uploads/2021/07/LAVORI-EMERGENTI-E-RILEVANTI-300x217.png 300w, https://www.01magazine.it/wp-content/uploads/2021/07/LAVORI-EMERGENTI-E-RILEVANTI-768x556.png 768w" sizes="(max-width: 406px) 100vw, 406px" /><figcaption><strong>EMERGING</strong><br>FIG. 1_LAVORI EMERGENTI E RILEVANTI <br>Fonte: WEF, 2020.</figcaption></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.01magazine.it/wp-content/uploads/2021/07/LAVORI-EMERGENTI-E-RILEVANTI-2-1024x594.png" alt="" class="wp-image-1731" width="404" height="233" srcset="https://www.01magazine.it/wp-content/uploads/2021/07/LAVORI-EMERGENTI-E-RILEVANTI-2-1024x594.png 1024w, https://www.01magazine.it/wp-content/uploads/2021/07/LAVORI-EMERGENTI-E-RILEVANTI-2-300x174.png 300w, https://www.01magazine.it/wp-content/uploads/2021/07/LAVORI-EMERGENTI-E-RILEVANTI-2.png 1241w" sizes="(max-width: 404px) 100vw, 404px" /><figcaption> <strong>REDUNDANT</strong><br>FIG. 1_LAVORI EMERGENTI E RILEVANTI <br>Fonte: WEF, 2020.</figcaption></figure></div>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’ottobre 2020 il WEF pubblica un report dal titolo “The future of job”. Nel report si prevede che nei prossimi 3 anni, a livello globale, l’evoluzione del mondo del lavoro determinerà la nascita di 133 milioni di nuove opportunità occupazionali, a fronte di 75 milioni di posti di lavoro destinati a scomparire. Il report del WEF fornisce una panoramica, con specifico focus sull’Italia, dei ruoli lavorativi con domanda in aumento e in diminuzione nel periodo 2020- 2025. Nei primi tre ruoli con domanda in aumento si ritrovano specialisti in AI, machine learning e IOT, e data analysts. Nei primi tre con domanda in diminuzione, impiegati per l&#8217;inserimento dati, segretari ed amministrativi, addetti alla contabilità (Fig. 1). Il report fa anche riferimento alle competenze al centro dei programmi di upskilling e reskilling aziendale in Italia; queste, in linea con l’andamento globale, risultano principalmente di tipo trasversale (Fig. 2).</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.01magazine.it/wp-content/uploads/2021/07/COMPETENZE-AL-CENTRO-DEI-PROGRAMMI-DI-UPSKILLING-E-RESKILLING-1024x499.png" alt="FIG. 2_ COMPETENZE AL CENTRO DEI PROGRAMMI DI UPSKILLING E RESKILLING" class="wp-image-1726" width="559" height="273" srcset="https://www.01magazine.it/wp-content/uploads/2021/07/COMPETENZE-AL-CENTRO-DEI-PROGRAMMI-DI-UPSKILLING-E-RESKILLING-1024x499.png 1024w, https://www.01magazine.it/wp-content/uploads/2021/07/COMPETENZE-AL-CENTRO-DEI-PROGRAMMI-DI-UPSKILLING-E-RESKILLING-300x146.png 300w, https://www.01magazine.it/wp-content/uploads/2021/07/COMPETENZE-AL-CENTRO-DEI-PROGRAMMI-DI-UPSKILLING-E-RESKILLING-768x374.png 768w, https://www.01magazine.it/wp-content/uploads/2021/07/COMPETENZE-AL-CENTRO-DEI-PROGRAMMI-DI-UPSKILLING-E-RESKILLING.png 1478w" sizes="(max-width: 559px) 100vw, 559px" /><figcaption>FIG. 2_ COMPETENZE AL CENTRO DEI PROGRAMMI DI UPSKILLING E RESKILLING Fonte: WEF, 2020.</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Un’analisi approfondita dei fabbisogni di competenze in Italia ci deriva inoltre dal dossier Unioncamere-ANPAL 2020. Questo stima che in Italia tra il 2019 e il 2023 lo stock di occupati possa crescere all’interno di un range che va da 374.000 e 559.000 unità. In armonia con quanto evidenziato dal WEF, le nuove professioni emergenti sono quelle del Data Scientist, Big Data Analyst, Cloud Computing Expert, Cyber Security Expert, Business Intelligence Analyst, Social Media Marketing Manager, Artificial Intelligence Systems Engineer. Le nuove tecnologie digitali non interessano solo la domanda di nuove professioni (expansion demand) ma riguardano l’intera replacement demand con il cambiamento delle competenze richieste ai nuovi entrati nelle professioni esistenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto Unioncamere-ANPAL 2020 individua anche il fabbisogno atteso in termini di professioni e titoli di studio richiesti. In generale si rileva un elevato mismatch fra domanda e offerta di lavoro. Molte figure richieste risultano di difficile reperimento e il timore è che, nei prossimi anni, il cambiamento in atto nelle industrie amplifichi ulteriormente questo disallineamento. Con riferimento agli anni tra il 2019 e il 2023, a fronte di un fabbisogno medio di lavoratori laureati compreso tra 164.700 e 181.600 all’anno, ragionando da un punto di vista meramente quantitativo, solo 133.000 laureati sono in grado di soddisfarlo, con una carenza media annuale compresa tra 32.000 e 50.000 unità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, valutando anche la corrispondenza qualitativa, bisogna chiedersi se questi laureati hanno o avranno le caratteristiche richieste dalle imprese in termini di indirizzi di studio, competenze personali e professionali. Dal rapporto emerge che, per gli anni analizzati, è difficile colmare la possibile carenza di laureati del gruppo economico-statistico, per i quali il rapporto tra il fabbisogno e l’offerta si colloca tra 1,72 e 1,89. È una carenza di laureati che si riscontra anche per gli indirizzi di ingegneria industriale ed elettronica, giuridico, scientificomatematico- informatico-fisico, architettura e sanitario-paramedico, con rapporti che vanno da valori minimi compresi tra 1,24-1,46 e massimi compresi tra 1,37-1,62. Al tempo stesso, vi è un eccesso di offerta di laureati dell’indirizzo politico-sociale per il quale, a fronte di oltre 57.500 neolaureati il fabbisogno previsto è compreso tra 35.000 e 39.000 unità; chimicofarmaceutico e geo-biologico, per i quali i neolaureati sembrano superare il fabbisogno previsto in una misura che va da circa il 17% a circa il 27%. Una situazione di equilibrio riguarda invece l’indirizzo letterario-psicologico e quello linguistico, con valori compresi tra 1 e 1,10.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.01magazine.it/wp-content/uploads/2021/07/FIG.-3_FABBISOGNO-E-INGRESSI-DI-NEO-LAUREATI-SUL-MERCATO-DEL-LAVORO-PER-GRUPPO-DI-CORSI-2019-2023-04-1.png" alt="" class="wp-image-1733" width="395" height="239" srcset="https://www.01magazine.it/wp-content/uploads/2021/07/FIG.-3_FABBISOGNO-E-INGRESSI-DI-NEO-LAUREATI-SUL-MERCATO-DEL-LAVORO-PER-GRUPPO-DI-CORSI-2019-2023-04-1.png 627w, https://www.01magazine.it/wp-content/uploads/2021/07/FIG.-3_FABBISOGNO-E-INGRESSI-DI-NEO-LAUREATI-SUL-MERCATO-DEL-LAVORO-PER-GRUPPO-DI-CORSI-2019-2023-04-1-300x182.png 300w" sizes="auto, (max-width: 395px) 100vw, 395px" /><figcaption>FIG. 3_FABBISOGNO E INGRESSI DI NEO-LAUREATI SUL MERCATO DEL LAVORO PER GRUPPO DI CORSI (2019-2023) &#8211; Fonte: Unioncamere-ANPAL 2020</figcaption></figure></div>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>I numeri dunque parlano e non servono particolari algoritmi per decifrarli. Il cambiamento non riguarda solo l’industria ma coinvolge anche l’università e le scelte dei giovani. Per questi è necessario interpretare esiti occupazionali e nuove tendenze e cavalcare la rivoluzione umano-centrica 5.0! Siamo pronti?</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.01magazine.it/industria-universita-e-competenze-una-rivoluzione-umanocentrica-5-0/" data-wpel-link="internal">Industria, Università e competenze: una rivoluzione umanocentrica 5.0!</a> proviene da <a href="https://www.01magazine.it" data-wpel-link="internal">01magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
